Se mettiamo insieme Marius Petipa, Paul Taylor e Johann Sebastian Bach a rileggere “Opera aperta” di Umberto Eco ne uscirebbe una miscellanea artistica e soprattutto culturale audace ed al contempo raffinata. E solo le coreografe Elena e Sabrina D’Aguanno potevano riuscirci in scena con “Akerusia Danza“, con ben due serate al Teatro Mediterraneo di Napoli mercoledì 5 e giovedì 6 giugno.

Ma andiamo con ordine. “Immagini, suoni e colori” è il titolo di un trittico trasversale ai secoli, partendo da Carlo Goldoni, passando per il Futurismo e chiudersi nel bel mezzo dei Concerti brandeburghesi n.6 e n.3 di Johann Sebastian Bach. Un viaggio nei meandri della musica e della coreografia sapientemente riprese da Elena e Sabrina D’Aguanno, con l’intento di raccontarsi attraverso le immagini di “Arlecchinata”.

Un titolo di Marius Petipa del 1900, poi ripreso a sua volta da George Balanchine con il nome di “Harlequinade“, che rievoca i giochi, i frizzi, i lazzi e i sollazzi dell’atmosfera carnevalesca tipica di Venezia, di Carlo Goldoni e delle atmosfere musicate da Riccardo Drigo. Ai protagonisti in scena Giulia Vitale, Alessandro Mennillo, Elena Lupi, Agnese Giangrande e Pasquale Serao l’arduo compito di riprendersi la storia della commedia dell’arte italiana rappresentata per la prima volta quasi centoventi anni fa al Teatro Imperiale dello Hermitage di San Pietroburgo. L’Italia artistica resta protagonista in scena anche nel secondo titolo del trittico, quel “Futur’è” già in repertorio da ben dieci anni nella compagnia “Akerusia Danza”, rievocato per omaggiare la corrente artistica che porta in scena le immagini di Mario Milo, i video di Massimiliano Pappa ed un tourbillon di suoni, disarmonie, dissonanze e rumori. Con il tema del movimento centrato su rotture, asimmetrie, dinamica e velocità.

Passando per il colore attraverso i contrasti, le luci, le ombre e naturalmente i flash! Non poteva mancare il dinamismo, conditio sine qua non dell’adesione al Futurismo. Infine gli abiti, i costumi di scena, con cravatte dagli inconsueti cromatismi, un arcobaleno di colori, forme insolite ritagliate e messe insieme in stoffe diversissime l’una dall’altra, con disegni inconsueti e fosforescenze. Un mondo dell’arte nell’arte, una parentesi assai ricca e variegata soprattutto italiana nella storia dell’arte che si vuole riprodurre in scena dal cilindro multidisciplinare di Elena e Sabrina D’Aguanno.

Infine Paul Taylor. Mastro indiscusso della danza del Novecento, scomparso un annetto fa con un’eredità riconosciuta in tutto il mondo. E non passata inosservata agli occhi curiosi della stessa Elena D’Aguanno che ha ideato un Concerto tutto dedicato al grande maestro a stelle e strisce commissionando a Sabrina D’Aguanno la rielaborazione coreografica direttamente dal repertorio di Paul Taylor. Qui i Concerti Brandeburghesi n.6 e n.3 ne esaltano la coreografia ma al tempo stesso la musica, con un idillio squisitamente estetico. La danza si miscela nella musica come se non potesse fare altrimenti.

Del resto la stessa Elena D’Aguanno ci ha raccontato come i suoi danzatori siano abituati al repertorio moderno e contemporaneo da molti anni ormai, avendo calcato palcoscenici ovunque con un repertorio vastissimo. Eppure i Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach pare che abbiano saputo coesistere con la coreografia meglio di tanti altri celebri spartiti. E la magia ritorna il 5 ed i 6 giugno al Teatro Mediterraneo di Napoli, un appuntamento dedicato ai viaggiatori ed ai sognatori che amano spaziare nel repertorio innanzitutto culturale.

Come del resto la stagione 2018-2019 ha ampiamente dimostrato con gli altri titoli in cartellone nell’ambito di “OperAperta” con “1+1=1 Filosofia dell’identità” di Ina Colizza ed Antonello Apicella oltre all’interreligioso “Romeo e Giulietta” di Ciro Venosa andati in scena al Teatro Elicantropo di Napoli.

Posto: Teatro Mediterraneo Via Enrico Caruso 80125 Napoli
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