Quello coreografico è un lavoro sempre affascinante e complesso, sottile connubio tra l’essere danzatore di un artista e le capacità degli interpreti che questi si trova davanti.
Per gli allievi dei corsi professionali dell’Ateneo della Danza quest’anno accademico è quindi partito in quinta, con la presenza in autunno del primo artista ospite, Thomas Martino, che accettando l’invito di Marco Batti ha lavorato per dieci giorni con i ragazzi della scuola, insegnando e creando un brano inedito apposta per loro; Hanging On richiama il bisogno umano di trovare un sostegno, qualcuno o qualcosa su cui contare nei momenti difficili. Nella vita, cerchiamo costantemente un punto di riferimento: una guida, un amico, un amore o anche un sogno, qualcosa che ci dia forza per affrontare le sfide di ogni giorno.
Da danzatore a coreografo, ruoli complementari ma diversi, come ti approcci a questo doppio “lavoro”? Sono sempre stato affascinato dall’idea di trasmettere il mio movimento ad altri danzatori, osservando come lo interpretano e lo trasformano. Dopo anni di esperienza, ho iniziato a costruire un mio stile. Essendo un danzatore creativo, ho deciso di intraprendere questa nuova strada. Mi entusiasma che altri possano accogliere il mio linguaggio corporeo, facendolo proprio senza alterarlo. Amo lavorare con danzatori di forte personalità, aperti a condividere idee e a sperimentare, anche in contesti scomodi o insoliti.
Quali sono le fonti da cui parte il tuo lavoro coreografico? Hai un metodo personale di creazione che usi con costanza? Lavoro fianco a fianco con i danzatori, cercando di capire chi sono e di valorizzare i tratti che li rendono unici. Ogni gesto esprime qualcosa di loro, e il mio obiettivo è portare alla luce il meglio di ciascuno. Anche se il mio stile è definito, lascio spazio alla loro interpretazione, perché solo così possono esprimersi. Parto da un’idea chiara, ma mi piace metterla in discussione e lasciarmi sorprendere. È nei cambiamenti che nascono le cose più belle.
Nella danza contemporanea si incontrano frequentemente lavori e creazioni di stampo astratto, brani che prendono vita in modo distaccato da un concept iniziale. Come ti approcci a questo genere di coreografie? Trovi sia congeniale al tuo lavoro? Di solito parto sempre da un concept che, pur evolvendosi, mantiene saldo il suo focus iniziale. Amo l’astratto, anche se in realtà ne faccio un uso limitato. Credo che la vera bellezza nasca da una connessione profonda tra chi comunica e chi ascolta; per questo cerco sempre di essere chiaro su ciò che voglio rappresentare.
In merito ai giovani interpreti che hai scelto, Lucia e Francesco, cosa ti ha portato a preferirli rispetto ad altri?Ogni danzatore ha un talento unico, ma Lucia e Francesco mi hanno colpito in modo particolare per la loro qualità e intelligenza. Ho visto subito che potevano dare al mio lavoro la profondità che cercavo. Sono interpreti intensi e si sono dimostrati capaci di crescere e sorprendermi ogni giorno.
Qual è stato l’input per il passo a due che hai creato con i ragazzi dell’Ateneo della Danza? Per te è stata la prima esperienza nella scuola senese, come ti sei trovato a lavorare con gli allievi? Lavorare con gli studenti di Ateneo della Danza è stato molto stimolante. Sono giovani talentuosi, determinati a migliorarsi ogni giorno, ed è stato un piacere averli in studio.
Thomas Martino ha iniziato i suoi studi presso la Lachance Ballet a Roma. Nel 2011 è entrato ad Agora Coaching Project, dal 2012 al 2015 ha lavorato in diverse compagnie, tra cui MM Company, Fabula Saltica, Palermo Danza, Duende Company, oltre a vari progetti indipendenti. Nel 2016 è diventato membro del Balletto del Staatstheater am Gärtnerplatz di Monaco, collaborando con coreografi di nota fama come William Forsythe, Marco Goeke, Damien Jalet, Marina Mascarell, Lukas Timulak, Eyal Dadon e Stijn Celis. Nel 2019, il Teatro Gärtnerplatz ha nominato Thomas per il Bayerische Kunstförderpreis, nello stesso anno è entrato a far parte del Balletto del Teatro di Basilea, dove ha lavorato con coreografi quali Richard Wherlock, Johan Inger, Alexander Ekman, Sharon Eyal, Sidi Larbi Cherkaoui, Andonis Foniadakis, Hofesh Shechter, Imre & Marne van Opstal e Marcos Morau. Dal 2019, Thomas insegna a livello internazionale e, dal 2023, assiste i coreografi Drew Jacoby ed Edward Clug, oltre a esibirsi e coreografare in progetti indipendenti a livello globale.