Ma che bello spettacolo è andato in scena al Teatro Acacia di Napoli, un vero e proprio omaggio a Tersicore attraverso la danza e le danze a 360° con l’IAD di Sabrina Camarda. Una serata di successo voluta a tutti i costi con un programma ambizioso e celebrato con applausi scroscianti ad ogni coreografia.
Del resto non mancano gli estimatori, a cominciare da Marcella Romano, ideatrice del metodo GaaD che riconosce “il buonissimo lavoro in sala ma anche dietro le quinte. Come in ogni ensemble occorre che la direzione artistica sappia essere autorevole e Sabrina Camarda incarna perfettamente quel ruolo”. Eppure è da pochi anni sulla cresta dell’onda e già si scrive di lei. “La IAD è nata nel 2020, nel cuore di uno dei periodi più difficili della nostra epoca come la pandemia – spiega la direttrice artistica – e mentre il mondo si fermava, ho deciso di scommettere sulla bellezza, sull’arte e sul movimento. Fondato con coraggio e determinazione, l’ensemble è nato da un sogno più forte della paura, da una passione che nessun lockdown poteva spegnere. I primi passi non sono stati facili: lezioni a distanza, sale vuote, incertezze continue. Ma è proprio in quel tempo sospeso che è germogliato qualcosa di prezioso. L’amore per la danza ha unito i giovani talenti in un abbraccio virtuale ma profondissimo, e ha gettato le basi per una comunità vera, viva, che cresce ogni giorno. Oggi, quella scintilla è diventata una fiamma. La danza, per noi, non è solo tecnica, ma una scelta di vita”.

Una scelta che ha cambiato un ensemble in così poco tempo, basti leggere il programma di sala di una serata davvero variegata. Sin dalla prima coreografia, “The Fairy Doll” su musiche di Josef Bayer e coreografie di Sabrina Camarda, per procedere con “River” di e con Roberta Ferrante. A seguire il vivacissimo “Fiesta” coreografato da Miladis Borrego e “House” con Vladimir Banbenkov, coreografo anche di “First Steps on the Beat”. Ultimo titolo del primo atto è stato “Danse de la Fidelitè”, coreografato ancora dalla ispiratissima direttrice artistica.
Il secondo atto è cominciato con “Iaderton”, titolo a più mani con la Camarda e Giosuè Carbone, Roberta Ferrante e Marcella Romano, ideatrice e docente del celebre metodo GaaD. A seguire “Lollipop” e poi “High Temperature”, pezzo dancehall coreografato da Michele Cuomo. Il successivo “Elementos” di Miladis Borrego è stato un omaggio al flamenco attraverso i quattro elementi di aria, acqua, fuoco e terra antipasto di “Drive” della Camarda con in scena Fabiana Marinaro.
E poi “Agaru”, l’inedita coreografia griffata sempre dalla nostra interlocutrice. “La coreografia Agaru (dal giapponese salire, ndr) – aggiunge Sabrina Camarda – è un’esperienza visiva e emotiva che esplora il viaggio interiore incarnando la dolorosa esperienza della perdita. In uno scenario onirico, dominato da scale che si spostano verso l’infinito, in un movimento continuo e inesorabile, come un viaggio che non si ferma mai, che non restituisce ciò che è stato perduto. Ogni passo compiuto sulle scale è un atto di coraggio, di fronte al vuoto, ma anche un incontro con una nuova dimensione della propria esistenza. Agaru è trasformare la sofferenza in luce e il dolore in speranza, cercando di ricostruire un legame invisibile con l’infinito!”

Nella sede di Capodimonte, però, si era già andati oltre “Agaru” con la presenza di Dino Carano ed Elckjear Franco Bono ma, come palesato al Teatro Acacia, la scena è stata tutta per “Agaru”, un titolo amato sin da subito dal pubblico in sala. “Portare in scena questa creazione è stato, prima di tutto, un atto di sopravvivenza – chiosa la direttrice – Un vuoto che non si vede, ma che pesa ogni giorno. Avrei potuto restare in silenzio. Ma ho scelto di danzare. Di trasformare il pianto in gesto, l’assenza in presenza, il buio in un sentiero di luce”. Uno spettacolo nello spettacolo, dunque, con a vista già la stagione 2025-2026!