Balletto di Benevento

Balletto di Benevento

In tempi non sospetti proprio su Danzapp si è discusso degli effetti della pandemia da covid-19 sulla danza, con esponenti di tutte le sfaccettature del mondo di Tersicore intente a suggerire le migliori strategie possibili.

Da Benevento, una delle province ancora poco esplorate dal jetset della danza, si è udito forte il richiamo alle armi dello spettacolo dal vivo, con la direttrice artistica del Balletto di Benevento Carmen Castiello in primissima linea a rispolverare sale, palcoscenici e tutù per la risalita della china tersicorea.

Un modo come un altro per fronteggiare il nemico invisibile a tu per tu con l’entusiasta pubblico di un’intera estate. Esattamente quello che è accaduto con “Rosso. Storie di tango”, l’idea dell’amore casalingo e quotidiano dei tangueri della compagnia Infintango con i maestri Mercedes Quilici, Alejandro Nievas e Paola Cabrera. Qui si è pensato di rilanciare il tango e tutto il mondo della danza con le interpretazioni di Giselle Marucci, Ilaria Mandato, Francesca Grimieri, Sara Scuderi, Mirko Melandri, Mario Genovese, Angelo Riccio e Giuseppe Miraglia del Balletto di Benevento.

“È uno spettacolo che parla dell’amore – chiarisce Carmen Castiello – e di coppie. Scene particolari come quando un ballerino si spoglia come atto estremo del desiderio e come esaltazione del corpo perfetto”.

In scena anche Peppe Barile e Linda Ocone e poi coppie che hanno rappresentato il loro rapporto quotidiano durante il lockdown: Rosanna De Cicco e Edoardo Rossi, autori della splendida tela posta in fondo alla scena perché da artisti hanno trovato consolazione nell’arte; Pier Paolo Palma e Giorgia de Conno in un dialogo a partire da testi teatrali; Ettore Patrevita e Sara Scuderi che hanno trovato il senso nella speranza nella musica e nella danza attraverso le note di “Oblivion”.

Del resto il Balletto di Benevento ha potuto contare sulla preziosa collaborazione del direttore dell’Area archeologica del Teatro romano della città sannita Ferdinando Creta con cui si sono realizzate già significative operazioni artistiche e culturali in città. Basti pensare al suggestivo appuntamento con la notte di San Lorenzo proposto dall’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento, su indicazione della dottoressa Marta Ragozzino, direttore regionale Musei Campania, con il patrocinio della Provincia di Benevento e con la collaborazione di Carmen Castiello in un lavoro dove amore e piacere sono gli stimoli che spingono verso la conoscenza, che a sua volta nutre la sfera emotiva.

“Ogni momento del giorno coinvolge una diversa sfera emotiva – ha precisato la direttrice artistica – il malinconico tramonto attraverso le note di Chopin, il mistero della notte in cui liberiamo i nostri desideri più reconditi, la forza dell’alba in cui l’aurora si colora delle note del “Mattino” di Grieg aspettando il levare del sole.”

Il vessillo della città sannita, il teatro romano, è senz’altro lo sprone di tutta la città a guardare con ottimismo al futuro, proprio come il proprio teatro ha resistito a secoli di guerre e pestilenze! E con quella fiducia si è lavorato alla Giornata europea dei siti archeologici, andata in scena con la rappresentazione “Gli incantesimi della mitologia: dal divino al terreno”, in scena proprio al Teatro Romano di Benevento il 26 settembre scorso. Poiché i greci ritenevano che tutte le arti fossero basilari per la vita umana e nella loro religione le rappresentavano attraverso le nove muse qui, accompagnati dall’aria di Maya Martini, si ammirava la bellezza delle muse egregiamente dipinte con la meravigliosa arte del body painting curato da Donatella Formato.

In scena un estratto dal balletto “Apollo Musagète” di George Balanchine e “Sylvia” di Jules Merante, tratto dal dramma pastorale “Aminta” di Torquato Tasso” del 1573, e la Pirrica, la più caratteristica fra le danze armate dei Greci, prediletta dalle popolazioni doriche. Il solo scrivere di balanchine ci costringe a guardare al di là dell’Atlantico e ricordare un altro George, ovvero quel genio di Gershwin che Carmen Castiello ha voluto portare in scena così mutuandone parole e pensiero: il 13 settembre si è infatti svolto un laboratorio coreografico e lezione  aperta sullo splendido palcoscenico del Teatro Romano di Benevento sul tema di “Rapsodia in blue” di George Gershwin.

“Rapsodia in Blu é una sorta di multicroma fantasia, un caleidoscopio musicale dell’America, col nostro miscuglio di razze, il nostro incomparabile brio nazionale, i nostri blues, la nostra pazzia metropolitana”.

Così George Gershwin, tra i più grandi compositori del Novecento, ha definito la sua straordinaria opera musicale ripresa con garbo e puntualità da Carmen Castiello. Giusto in tempo prima della nuova crisi pandemica che il teatro e la sua gente fronteggeranno a cuore aperto.

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