Stagione 2025/2026 del Teatro di Roma

TUTTO IL TEATRO, questo è il claim della Stagione 2025-2026 del Teatro di Roma, con cui si inaugura un percorso culturale dinamico a consolidamento del suo rinnovato assetto in Fondazione.

Teatro di Roma: la Stagione 2025-2026

La programmazione si proietta con decisione verso un futuro di apertura, internazionalità e inclusione, offrendo ai suoi pubblici un’esperienza multidisciplinare che connette la ricchezza della grande tradizione teatrale con le nuove frontiere della scena contemporanea.

Sotto la guida del Direttore Artistico Luca De Fusco, affiancato dal Presidente Francesco Siciliano e dal Direttore Generale Maurizio Roi, il Teatro si rilancia come un palcoscenico plurale e diversificato, con l’obiettivo di integrare le direttrici artistiche in un unico tessuto programmatico, per affermare con forza il potere aggregante e riflessivo dell’arte dal vivo nel cuore del dibattito contemporaneo.

La visione artistica di De Fusco, al suo secondo anno di direzione, si traduce in una programmazione che valorizza le vocazioni specifiche di ogni spazio – Argentina, India, Torlonia e, presto, il restaurato Valle – innervando proposte artistiche, attività culturali, originali formati produttivi di rappresentazione e interazione con il pubblico, la città e la comunità artistica. 

Con oltre 70 titoli in cartellone – tra cui 28 produzioni e coproduzioni nazionali e internazionali e 25 ospitalità, arricchite da 17 spettacoli per le nuove generazioni, di cui 3 di produzione – la Stagione intreccia la maestria di artisti autorevoli, la forza della sperimentazione e l’energia di una nuova generazione di talenti emergenti, in un equilibrio dinamico tra creazione e sinergia.

Questo equilibrio riflette la precisa volontà di dialogo tra il patrimonio classico e le voci più significative della nuova drammaturgia, con aperture verso prospettive internazionali, per irradiarsi attraverso una Stagione che si propone di esplorare la complessità dell’esperienza umana, le sfide del presente e le tensioni della società contemporanea.

Le direttrici produttive: identità e riflessione negli spazi del Teatro

Tre direttrici produttive delineano il disegno artistico della Stagione, ciascuna progettata per esaltare l’identità specifica di ogni spazio e stimolare una profonda riflessione sul presente, sulle dinamiche umane e sulla memoria storica del Paese.

All’Argentina – casa del grande teatro dove la tradizione incontra l’innovazione – un focus sulla famiglia è esplorato e approfondito con spettacoli classici e contemporanei che ne indagano le dinamiche più intime, offrendo uno specchio delle trasformazioni sociali.

All’India – fucina di sperimentazione e ricerca – continua il dialogo con le più recenti voci della drammaturgia contemporanea, attraverso riscritture che illuminano il presente con la forza delle loro tematiche universali.

A Torlonia – scrigno di narrazioni al femminile e cuore del teatro di parola da camera, concentrato sulla letteratura e sulle sue sfumature più intime – si propone un affondo nell’universo creativo femminile esplorato nelle sue sfaccettature artistiche attraverso autrici, registe e interpreti di storie di forza, resilienza, lotta e profonda introspezione.

Produzioni: nuove voci e creatori della scena

L’impegno produttivo del Teatro di Roma si concentra su due fronti complementari. 

Il primo fronte riguarda la produzione delle opere di maestri della regia, capaci di muoversi tra classicità e audace sperimentazione, rinnovando la scena dell’Argentina con una forte impronta autoriale che affonda nelle fragilità umane. Tra le proposte: la nuova regia di Luca De Fusco a confronto con il capolavoro eduardiano, Sabato, domenica e lunedì, primo affondo sulla famiglia; seguono l’ingegno scenico di Filippo Dini che illumina di nuove profondità e risonanze Il Gabbiano di Čechov, la vivacità poliforme di Arturo Cirillo al servizio di Marivaux nel sottile gioco metateatrale de Le False Confidenze, la versatilità interpretativa di Maria Paiato che si incarna, sotto la guida di Andrea Chiodi, nel tiranno shakespeariano Riccardo III, lo sguardo acuto sulle dinamiche relazionali di Valerio Binasco in Circle Mirror Transformation del Premio Pulizer Annie Baker, fino al tocco registico sospeso di Massimo Popolizio nel ritratto d’artista di Prima del temporale, interpretato da Umberto Orsini, a cui si aggiunge la ripresa di Furore. 

Il secondo fronte è rappresentato da un deciso investimento sulla drammaturgia contemporanea emergente, sostenendo e valorizzando giovani talenti che con stili innovativi e scritture originali sanno connotare la stagione, profondamente immersi nei processi del teatro e del nostro tempo. 

A India, capofila di questa direttrice è la produzione internazionale, Festa, un progetto di dialogo interculturale con la Georgia, firmato dal giovane talento Leonardo Manzan che, nella forma rituale del brindisi georgiano, costruirà un ponte artistico tra culture distanti, riflettendo sulle attuali dinamiche geopolitiche e le aspirazioni europee. A questa produzione si affianca una vivace partitura di nuove voci autoriali in ascolto delle urgenze del presente, tra cui l’estro narrativo di Francesca Astrei sul tema del revenge porn in Mi manca Van Gogh; la scrittura dissacrante di Niccolò Fettarappa sulle relazionali contemporanee in Orgasmo; la sapienza registica di Carlo Sciaccaluga dentro gli oscuri meccanismi di potere e di genere de La Chunga; fino alla riscrittura shakespeariana di Matilde D’Accardi con La lezione di Falstaff, sul conflitto generazionale, diretta a Torlonia da un altro giovane di ingegno e visione scenica come Tommaso Capodanno.

ASTREI - Mi manca Van Gogh (ph. Federico Malvaldi)
ASTREI – Mi manca Van Gogh (ph. Federico Malvaldi)

In questo stesso contesto, si apre anche una riflessione sulla giustizia, che lega l’esplorazione delle dinamiche di potere nella messinscena di Misura per Misura – con la regia di Giacomo Bisordi su una nuova versione firmata da Chiara Lagani – all’indagine sulla fragile linea tra giustizia e moralità del progetto Le verità sospese. Curato da Goffredo Buccini, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera, e da Alessandro Barbano, direttore editoriale de L’Altravoce dell’Italia-Quotidiano del Sud, questo progetto propone un gioco drammaturgico che intreccia parallelamente la trama shakespeariana con il dibattito su tre casi giudiziari italiani ancora aperti: Marta Russo, Sarah Scazzi e Bettino Craxi.

A questi si affiancano a Torlonia l’approccio fluido di Mario Scandale sulla figura iconica di Gertrude, finalmente protagonista, la ricchezza espressiva di Sonia Bergamasco ne La principessa di Lampedusa, la sensibilità evocativa di Lucia Rocco con Le Notti Bianche dentro solitudini e desideri inespressi dell’animo umano; infine il ritorno a India dell’ecletticità narrativa di Valerio Aprea nell’esplorazione dei riti di passaggio in Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta.

Ospitalità: uno sguardo multiculturale sulle fragilità del presente

Una nutrita offerta di ospitalità arricchisce la programmazione, restituendo l’attualità di scritture e linguaggi dal segno multiculturale, sempre con uno sguardo attento alle fragilità del nostro tempo.

All’Argentina si inanellano la potente espressività di Emma Dante, che scuote le coscienze svelando le nevrosi familiari in Re Chicchinella; la visione di Carlo Sciaccaluga sulla disillusione del sogno americano in Morte di un commesso viaggiatore; l’acume affabulatorio di Stefano Massini alle radici dell’odio in Mein Kampf; l’immersione del maestro Gabriele Lavia nelle dinamiche familiari di Lungo viaggio verso la notte.

Carlo Sciaccaluga
Carlo Sciaccaluga

A India, la sperimentazione contemporanea spazia dalle deflagranti energie del teatro indipendente, con I Pesci in Supernova e l’indagine identitaria di Nicola Russo in Acanto, alle avanguardie performative che indagano memoria, corpo e storia collettiva con Muta Imago in Atomica e con l’irriverente graffio drammaturgico di Babilonia Teatri in Abracadabra.

Il percorso approda poi a riletture coraggiose di classici e contemporanei che mettono a nudo le debolezze dell’essere, proponendo creazioni che intrecciano tra loro: la visione onirica di Societas su Buchettino, l’energia performativa di Sotterraneo con Il fuoco era la cura, la meditazione sui meccanismi teatrali di Gabriel Calderón con Francesco Montanari in Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III, l’idea di inclusività con cui Davide Iodice reinventa Pinocchio come emblema della diversità, e ancora, la rilettura dirompente con cui Liv Ferracchiati libera Tre sorelle nelle nevrosi del presente, l’identità precaria di Francesco Alberici con BIDIBIBODIBIBOO e la lettura incisiva di Roberto Cavosi sulle debolezze del potere in Sissi l’imperatrice.

Francesco Alberici - Bidibibodibiboo (Foto De Capitani)
Francesco Alberici – Bidibibodibiboo (Foto De Capitani)

Infine, sguardi multiformi sulle ferite del presente: dalla celebrazione della vita del dispositivo performativo del duo Fabrizio Arcuri/Filippo Nigro in Every brilliant thing, a cui segue in complicità Il presidente sulla natura del potere; all’introspezione di Massimo Luconi in Un dettaglio minore per un parallelo doloroso con la tragedia palestinese; al potente atto di memoria civile con cui Saverio La Ruina in Mistero a Crotone evoca il dramma del naufragio di Cutro; fino alla tagliente ironia registica di Ferdinando Ceriani in Vacanze di guerra sulla morbosità di una società che mercifica il dolore dei conflitti.

A Torlonia un’offerta vivace e multiforme di ospitalità ritma la programmazione, dedicata al talento creativo femminile e al teatro di parola attraverso lo sguardo di autrici e registe: dall’ironia femminista di Luisa Merloni in Anzian prodige all’Ismene fragile e lontana dall’eroismo di Elena Arvigo; dai ritratti femminili firmati da Angela Dematté con Sarfatti e Carlotta Viscovo con L’estasi della lotta; fino al lascito della parola come resistenza di Oriana Fallaci nel melologo sonoro di Elena Bucci in Nella lingua e nella spada, e al coraggio civile di Palma Bucarelli nella penna di Cinzia Spanò; in dialogo trasversale sui sentimenti universali si inseriscono la laica rilettura di Erri De Luca In nome della madre con Galatea Ranzi che restituisce il coraggio di Miriàm/Maria di fronte al mistero della maternità, e l’esplorazione dell’amore e del dolore di Alessandro Bandini nelle lettere di Testori in Per sempre. Tra le interpreti, Mersila Sokoli esalta la ribellione femminile nella Giovanna D’Arco di Spaziani, attraverso la visione intima e antiretorica di Luca De Fusco.

In nome della madre - Galatea Ranzi (© Rosellina Garbo 2021)
In nome della madre – Galatea Ranzi (© Rosellina Garbo 2021)

Inoltre, prende la scena lo Yorick Festival!, ideato da Leonardo Petrillo e dedicato al celebre buffone shakespeariano, per celebrare lo spirito del Carnevale e il rovesciamento delle convenzioni, attraverso una serie di eventi artistici che si pongono come un invito a riflettete sulla “follia” necessaria per affrontare il presente e meditare sulla vanità del mondo.

Uno sguardo internazionale: coproduzioni e ospitalità di respiro globale

L’affaccio sullo scenario estero si amplia con coproduzioni internazionali a cui segue un denso cartellone di ospitalità.

Protagonista di questo impegno produttivo d’oltreconfine è il regista tedesco Thomas Ostermeier, figura di riferimento del teatro europeo e direttore della Schaubühne, che all’Argentina rilegge Ibsen in chiave moderna e con implacabile lucidità per svelare le ipocrisie borghesi in The Wild Duck, esplorando la complessità della verità incondizionata.

Gli intricati legami affettivi e la sete di dominio emergono, invece, nel dittico del regista Claudio Tolcachir, indiscusso protagonista della scena argentina e fondatore del Teatro Timbre 4 a Buenos Aires, con gli spettacoli Los de Ahi e Rabia ospitati all’India. Questo stesso palcoscenico sarà impreziosito dal poetico teatro di figura del sodalizio artistico tra la marionettista belga-russa Natacha Belova e l’attrice e regista cilena Tita Iacobelli che, elevando il burattino a metafora dell’animo umano, propongono un dittico di opere che toccano le corde più profonde dell’esistenza: Tchaïka (4/5 marzo), un gradito ritorno, come ode alla fragilità attraverso un viaggio cechoviano nell’eco dei ruoli che siamo chiamati a interpretare; e Loco (7/8 marzo), una creazione ispirata a Gogol’ sulla ricerca di identità e il bisogno di recitare un ruolo, al limite tra vero e immaginario.

Claudio Tolcachir in Rabia
Claudio Tolcachir in Rabia

La danza entra in risonanza con i temi del progetto artistico, al servizio di una riflessione non stereotipata sulle istanze del presente, a partire dal palco dell’Argentina con la coproduzione internazionale del coreografo norvegese Alan Lucien Øyen, che presenta Antigone, una sinfonia poetica sul mito di Sofocle e i temi di dovere e potere con i ballerini della sua compagnia winter guests, assieme ai danzatori del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e Antonin Monié dell’Opera di Parigi; mentre in corealizzazione con Romaeuropa Festival, si propongono creazioni che riflettono sulle sfide del mondo con cerimoniali onirici e totalizzanti: l’artista belga Miet Warlop che, in INHALE, DELIRIUM, EXHALE, fonde danza e arti visive in un rituale immersivo sulla precarietà dell’esistenza, e la coreografa brasiliana Lia Rodrigues che in Borda celebra la forza collettiva e le radici urbane con un vibrante arazzo di corpi. 

Completa questo sguardo internazionale, sempre in alleanza corealizzativa con Romaeuropa Festival, la prosa delicata di Caroline Guiela Nguyen nella fiaba moderna Valentina, sulle dinamiche tra verità e menzogna nella sfera familiare.

Impegno formativo e comunitario: il Teatro per tutti

L’impegno produttivo si declina anche in progetti formativi e performativi, come il Corso di perfezionamento per attori diplomati, con laboratori condotti da artisti della scena teatrale che confluiscono in aperture pubbliche in forma di saggi e spettacoli; a cui si aggiunge un caleidoscopio di attività e proposte che contribuiscono a contrastare la povertà educativa minorile e la marginalizzazione, come il progetto d’integrazione del Laboratorio Piero Gabrielli fra scuola, teatro e disabilità, con la produzione degli spettacoli Ending e Storie di Natale, e la sezione per le nuove generazioni declinata in un’articolata stagione di spettacoli per ragazzi e il Festival Contemporaneo Futuro curato da Fabrizio Pallara.

Per rinnovare il senso di comunità, il Teatro di Roma propone sconfinamenti tra le discipline con cicli divulgativi, tra cui: Luce sull’archeologia (XII edizione dal titolo “Roma madre del mondo”. Epica, potere, humanitas), Quando la scienza fa spettacolo (III edizione), Tra psiche e mito. Dialoghi sull’essere (II edizione) e Lo spazio in versi (II edizione). 

L’offerta si arricchisce con: Visite Spettacolo per coinvolgere i cittadini e format che accompagnano la visione attraverso la partecipazione attiva del pubblico, tra cui Talk e incontri (anche con gli under 25 e il progetto Young Board, in collaborazione con Dominio Pubblico), Atelier per i cittadini, Blitz nelle scuole e università, Contest teatrali e approfondimenti sulla scrittura con Circoli di lettura; vengono proposte attività per studenti e insegnanti all’interno della Mappa della città educante. Inoltre, un’offerta di percorsi espositivi, eventi frontali e podcast mantiene viva la memoria del Valle in attesa della sua riapertura.

Teatro Argentina: il cuore della tradizione e l’eccellenza artistica

Il progetto culturale per la stagione del Teatro Argentina si delinea come una sfaccettata esplorazione delle dinamiche umane, che intreccia tradizione e contemporaneità, attraverso un’offerta di produzioni, coproduzioni e ospitalità che rivelano una pluralità di prospettive sul teatro e sulla sua capacità di interpretare il presente.

La danza contemporanea internazionale: tre visioni in movimento

La stagione si apre all’insegna della danza contemporanea internazionale, in corealizzazione con il Romaeuropa Festival, attraverso le creazioni di due delle figure internazionali più telluriche della scena coreografica: l’artista belga Miet Warlop con INHALE, DELIRIUM, EXHALE (23/24 settembre), un’opera ispirata al movimento delle onde come metafora dell’imprevedibilità; segue la coreografa brasiliana Lia Rodrigues con Borda (10/11 ottobre), un’opera che fonde rituali ancestrali e ritualità urbana. In chiusura di stagione, dopo il debutto estivo al Teatro Ostia Antica Festival, un’altra partitura di corpi che sprigiona la potenza del collettivo, Antigone (28/31 maggio), del coreografo norvegese Alan Lucien Øyen, una sinfonia di danza e parole con i ballerini della sua compagnia winter guests, assieme ai danzatori del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch e Antonin Monié dell’Opera di Parigi.

Produzioni: i maestri dell’Argentina, tra capolavori, introspezione e il potere della scena

Nel cuore della Stagione il Teatro di Roma marca la sua linea artistica con grandi impegni produttivi, scegliendo capolavori della tradizione con uno sguardo rinnovato che ne esalta la potenza testuale e le sfumature umane attraverso la mano registica e il valore attoriale di artisti di grande esperienza. 

A partire dalla nuova regia del direttore artistico Luca De Fusco che, dopo averlo affrontato nel 2018 in Russia, si confronta con l’opera eduardiana Sabato, domenica e lunedì (25 novembre/4 gennaio), in alleanza coproduttiva con lo Stabile di Torino, lo Stabile di Bolzano, il Biondo di Palermo e LAC Lugano Arte e Cultura. Con l’interpretazione di Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma, De Fusco esplora le contraddizioni del nucleo familiare svelando, attraverso una regia fedele all’originale, la profonda umanità e tenerezza dei personaggi che, nella loro apparente solarità borghese, celano un’acuta analisi dell’interno domestico e trovano nella riconciliazione un simbolo di compattezza di fronte alle difficoltà.

Se l’opera di Eduardo scruta i precari equilibri di un microcosmo familiare, un’altra coproduzione – in sinergia con gli Stabili del Veneto, Torino, Bolzano e Napoli – prosegue l’indagine sulla precarietà e sulla “deflagrazione” di un’intera società con Il gabbiano (7/18 gennaio) di Čechov, secondo la visione di Filippo Dini, anche interprete con Giuliana De Sio.

Ancora un affondo nelle ipocrisie sociali e familiari è offerto dalla coproduzione internazionale con la Schaubühne Berlin e il Festival d’Avignon, attraverso la creazione di Thomas Ostermeier, che rilegge il dramma di Henrik Ibsen, The Wild Duck (23/24 gennaio), svelando con implacabile chiarezza i fantasmi del passato borghese che infestano il presente.

Un’altra coproduzione sulla sete di potere, dove manipolazione e lotta per il dominio corrompono gli affetti, è quella di Riccardo III (3/15 maggio) – con il Centro Teatrale Bresciano, Teatro di Genova e Biondo di Palermo – che vede Maria Paiato, diretta da Andrea Chiodi, incarnare con straordinaria forza interpretativa la crudeltà del re usurpatore.

Sempre al tema della manipolazione e di come il dominio si manifesti negli affetti, si lega un altro impegno produttivo – con Genova e Marche Teatro – che guarda a un classico del teatro francese per illuminare l’ambiguo gioco tra il falso e il vero nei sentimenti: Le False Confidenze (14 aprile/3 maggio) di Pierre de Marivaux, con la regia di Arturo Cirillo ed Elena Sofia Ricci protagonista di questo moderno trattato psicoanalitico sull’innamoramento.

Proseguendo l’indagine sulla natura umana, Massimo Popolizio dirige Prima del temporale (5/10 maggio), un ritratto intimo di un vecchio attore interpretato da Umberto Orsini. Una riflessione introspettiva che si lega all’acclamata ripresa di Furore (17/29 marzo), il “one man show” di Popolizio, che dà voce all’ingiustizia sociale dei personaggi di Steinbeck.

L’osservazione delle relazioni umane si sposta nel microcosmo di un corso di teatro amatoriale in The Circle Mirror Transformation (3/14 giugno), la brillante commedia di Annie Baker, voce tra le più originali della nuova drammaturgia americana e Premio Pulitzer, una coproduzione con lo Stabile di Torino, diretta e interpretata da Valerio Binasco.

Ospitalità: sguardi sul presente e sull’animo Umano

La Stagione si addentra nell’offerta di ospitalità che, in dialogo concettuale tra diverse forme di narrazione e indagine umana, esplorano le dinamiche dalle questioni familiari più intime fino alle grandi sfide sociali e politiche.

Questo percorso inizia con Valentina (16/19 ottobre) di Caroline Guiela Nguyen, in corealizzazione con Romaeuropa Festival, sul potere delle parole e delle scelte comunicative nelle relazioni, portando al centro della scena una lettera in francese destinata alla madre rumena della protagonista e il tema della traduzione come metafora della mediazione culturale.

Il nucleo di segreti familiari e rivelazioni distruttive risuona, seppur in un contesto fiabesco e grottesco, in Re Chicchinella (28 ottobre/9 novembre) di Emma Dante, che chiude il suo omaggio all’universo di Giambattista Basile, offrendo una favola barocca con la sua miscela di comico e tragico.

Le disfunzioni familiari trovano un’eco più cupa e realistica in Lungo viaggio verso la notte (4/15 febbraio) di Eugene O’Neill, diretto da Gabriele Lavia, anche interprete con Federica Di Martino, dell’intimità della famiglia Tyrone, segnata da dipendenze e tormenti, che riflette le fragilità umane e l’incapacità di comunicare.

Gabriele Lavia - Lungo viaggio verso la notte (Foto Tommaso Le Pera)
Gabriele Lavia – Lungo viaggio verso la notte (Foto Tommaso Le Pera)

La riflessione sulle sfide del presente si estende alle radici dell’odio e della follia con Mein Kampf (18 febbraio/1 marzo) di Stefano Massini: a cento anni dalla sua stesura e a otto dalla sua ripubblicazione in Germania, lo spettacolo disseziona il “libro-manifesto” di Hitler, evidenziando i meccanismi dell’odio come monito per il presente.

Temi che, seppur in un contesto storico e sociale diverso, si ritrovano nella disillusione del sogno americano e nel fallimento personale di Willy Loman in Morte di un commesso viaggiatore (13/24 maggio) di Arthur Miller, con la regia di Carlo Sciaccaluga e l’interpretazione di Luca Lazzareschi, opera che dal debutto nel 1949, in un’America che si stava riprendendo dalle conseguenze della crisi del 1929, continua a offrire uno sguardo critico sulla società contemporanea.

Teatro India: nuove scritture per un presente che interroga l’attualità

La Stagione del Teatro India si conferma un laboratorio creativo che, indagando le dinamiche di potere e le fragilità individuali e collettive, intreccia nuove scritture. Non un semplice palinsesto, ma un invito al dialogo tra diverse narrazioni, superando i generi tradizionali per dar vita a dispositivi drammaturgici d’avanguardia.

Produzioni che fanno da palcoscenico al presente: giustizia, talenti emergenti e dialoghi

A inaugurare questa linea produttiva Misura per Misura (2/14 dicembre), il dramma di Shakespeare affrontato dalla regia di Giacomo Bisordi, in una nuova versione firmata da Chiara Lagani, per una lettura che spinge l’indagine oltre la finzione scenica con l’affiancarsi del progetto Le verità sospese. Questa iniziativa speciale, che si svolge in parallelo e si estende a Torlonia trasformandola in una “tribuna” di discussione, porta sul palco tre casi giudiziari emblematici della storia italiana: l’omicidio di Marta Russo, il delitto di Sarah Scazzi ad Avetrana e il caso di Bettino Craxi durante le inchieste di Mani Pulite. L’obiettivo è stimolare una riflessione sul concetto di giustizia contemporanea, in un audace cortocircuito tra finzione e realtà. Il cuore del progetto sarà un confronto pubblico di tesi e un dibattito serrato, che vedrà contrapposte le autorevoli voci giornalistiche di Goffredo Buccini e Alessandro Barbano, offrendo differenti prospettive sull’interpretazione di questi eventi che hanno segnato la nostra storia recente.

Sulla stessa linea, la creatività emergente è valorizzata dall’ingresso nell’attività produttiva di giovani talenti, che restituiscono fermenti e temperature del presente, come il monologo scritto e interpretato da Francesca Astrei, artista cresciuta nel vivaio creativo del Teatro di Roma, con Mi manca Van Gogh (20/30 novembre), per intrecciare la tormentata esistenza del pittore alla tragica vicenda di una vittima di revenge porn.

Tra i talenti già affermati della scena contemporanea, l’impegno produttivo punta su una nuova generazione di artisti dalla cifra anticonvenzionale che, con le loro produzioni originali, tracciano nuove rotte narrative e stilistiche. A partire da Niccolò Fettarappa, il cui registro dissacrante si sposta verso le intimità contemporanee con Orgasmo (3/15 febbraio), per rivelare la presunta epidemia di pigrizia sessuale che affligge in particolare le giovani coppie, intrecciando la crisi del desiderio con l’alienazione del mondo del lavoro e l’ossessiva ricerca di produttività.

Le oscure dinamiche di potere e di genere si addensano ne La Chunga (14/18 gennaio), spettacolo diretto da Carlo Sciaccaluga, che conclude la trilogia dedicata a Vargas Llosa, figura di grande riferimento della letteratura mondiale, recentemente scomparso, affrontando temi come l’omofobia e la violenza di genere incastonati in un mistero peruviano che esplora la soggettività della memoria e la persistenza del potere.

La Chunga (ph. Antonio Parrinello)
La Chunga (ph. Antonio Parrinello)

Il tema della comunità e delle dinamiche sociali risuona nell’evento coproduttivo internazionale, La festa (6/17 maggio), un ponte teatrale che innesca un dialogo interculturale, puntellato da Teatro di Roma e Georgia, in una feconda sinergia artistica firmata da Leonardo Manzan; ispirandosi al tradizionale banchetto georgiano “supra” e al suo rituale del brindisi, il regista indaga le distanze e le possibili connessioni tra culture diverse.

Il tema della memoria individuale si manifesta in Il giorno in cui mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta (29 ottobre/9 novembre), il monologo di Valerio Aprea, su testo di Sandro Bonvissuto, una ripresa che esplora il rapporto padre-figlio e il passaggio all’età adulta.

 Un altro sguardo nel mondo interiore dei ricordi e delle inquietudini viene offerto da La Principessa di Lampedusa (10/15 febbraio), il monologo di Sonia Bergamasco, interprete e regista del testo di Ruggero Cappuccio su Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per restituire la modernità di una donna carismatica sullo sfondo di una Palermo ferita dalla guerra. Per riconnettersi a inizio stagione con Buchettino (15-26 ottobre) – un’iconica produzione del 1995 della Societas Raffaello Sanzio (oggi Societas), divenuta un cult internazionale capace di affascinare grandi e piccoli – dove la memoria della fiaba si fonde con l’esperienza sensoriale invitando il pubblico a sdraiarsi in una camera da letto.

Ospitalità: nuovi linguaggi per le sfide del presente

La programmazione del Teatro India si immerge nella nuova drammaturgia contemporanea, un territorio fertile di voci autoriali che, attraverso processi creativi orientati alla ricerca di nuovi linguaggi scenici, esplorano tematiche che definiscono la condizione umana nelle sue vulnerabilità esistenziali.

La Stagione si apre con Supernova (2/5 ottobre), per la drammaturgia e regia di Mario De Masi, un’allegoria sul potere nelle dinamiche familiari, dove la disgregazione dei legami post-lutto riverbera nella violenza dispersiva di un’esplosione cosmica. A questa allegoria fa eco Acanto (9/12 ottobre) di Nicola Russo, che scruta un altro aspetto del potere, quello dell’eros e della sessualità nel contesto dell’HIV, trasformando una sala d’attesa in uno spazio di confessione. 

Il concetto di potere assume una forma disturbante nella satira corrosiva sul turismo dell’orrore di Ignasi García Barba in Vacanze di guerra (4/9 novembre), con Valentina Martino Ghiglia, diretta da Ferdinando Ceriani. Mentre, il peso dei traumi collettivi deflagra in ATOMICA (13/23 novembre) di Muta Imago, per un affondo sulla responsabilità individuale e l’influenza ambivalente della tecnologia, attraverso la corrispondenza tra il pilota Claude Eatherly, che diede il via allo sgancio della bomba, e il filosofo Günther Anders nello storico evento di Hiroshima. 

Alla perlustrazione nelle zone d’ombra del potere si affianca Finale di Partita (20/25 gennaio), diretto da Gabriele Russo e interpretato da Michele Di Mauro, per un’immersione nei personaggi beckettiani intrappolati in un presente senza futuro. La fragilità umana emerge nel ritratto anticonformista di Sissi l’Imperatrice (27 gennaio/1 febbraio) di Roberto Cavosi, con Federica Luna Vincenti, rievocando la modernità e fragilità di Elisabetta d’Austria. 

Le ferite del presente squarciano la scena con l’umanità dolente di Saverio La Ruina in Miracolo a Crotone (28 gennaio/1 febbraio), un monito contro l’oblio della tragedia dei migranti. Mentre la delicata introspezione di Massimo Luconi in Un dettaglio minore (11/15 marzo) di Adania Shibli, porta al cuore di un’esistenza annullata nella Palestina occupata, svelando la difficoltà di ricomporre una storia a lungo taciuta. In risonanza con il tema del potere della memoria e della sua cancellazione, Il fuoco era la cura (25 febbraio/1 marzo) di Sotterraneo, ispirato a Fahrenheit 451, sulla “cura” del fuoco che distrugge la conoscenza, interrogando la nostra relazione con l’informazione e la memoria collettiva.

Il potere inclusivo della diversità irrompe con Pinocchio (17/22 febbraio) di Davide Iodice che, rileggendo Collodi, eleva la diversità del burattino a metafora dell’adolescenza e della ricchezza della disabilità. Altro esempio di come la scena possa farsi luogo di confine tra realtà e finzione, è offerto dal dittico di Natacha Belova e Tita Iacobelli: Tchaïka (4/5 marzo) per riflette sulla fragilità dell’esistenza e Loco (7/8 marzo) sulla ricerca dell’identità.

Davide Iodice - Pinocchio (Foto Renato Esposito)
Davide Iodice – Pinocchio (Foto Renato Esposito)

L’illusione e la realtà si fondono in Abracadabra (18/22 marzo) di Babilonia Teatri, dove la magia diviene strumento per interrogare il tabù universale della morte. Il tema del potere e della sua disillusione si manifesta nella precarietà generazionale ritratta al vetriolo in Bidibibodibiboo (25/29 marzo) di Francesco Alberici, e nella sua corruzione al centro di Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III (22/26 aprile), dove lo scrittore e regista uruguayano Gabriel Calderón affida a Francesco Montanari un inquietante monologo sulla sottile linea tra interprete e personaggio.

Le complesse dinamiche familiari tornano in Tre sorelle (28 aprile/3 maggio) di Liv Ferracchiati che, osservando da vicino non detti e aspirazioni di un nucleo di sorelle, illumina tensioni e affetti che legano e separano, in un ritratto generazionale. 

Un altro sguardo sui legami umani arriva dal dittico di Claudio Tolcachir, LOS DE AHI (20/24 maggio) e RABIA (21/24 maggio); mentre, pur nella loro specificità, condividono un’esplorazione delle frustrazioni e delle violenze, i due spettacoli di Filippo Nigro, che interpreta e co-dirige con Fabrizio Arcuri, Every Brilliant Thing (26/ 28 maggio), un intimo racconto autobiografico di Duncan Macmillan sulla lotta contro la depressione, e Presidente (29/31 maggio) di Davide Carnevali, per una  riflessione sulle implicazioni morali del potere attraverso la confessione di un ex leader.

Teatro Torlonia: un palcoscenico al femminile – voci, sguardi e tematiche

Torlonia si conferma palcoscenico privilegiato di voci e narrazioni al femminile, con indagini profonde sull’animo umano, offrendo uno spazio di risonanza per storie potenti e stimolanti, sia attraverso interpreti che autrici e registe.

Produzioni: emozioni al femminile e confronto generazionale

Il ventaglio di produzioni testimonia un progetto artistico ragionato e impegnato nel riservare profondità alle esperienze e alle complessità dell’universo femminile. La stagione si apre con l’omaggio a una figura iconica, Giovanna d’Arco (23 ottobre/2 novembre), restituita nella potente e dissidente riscrittura di Maria Luisa Spaziani, con la regia di Luca De Fusco e l’intensa interpretazione di Mersila Sokoli, una coproduzione con lo Stabile di Catania, che torna dai successi della passata Stagione, per celebrare l’autodeterminazione di una donna che sceglie di cambiare il proprio mondo, offrendone un ritratto intimo e antiretorico attraverso una regia che esalta la purezza dei versi. 

A questa rilettura si affianca l’esplorazione di un’altra icona femminile della drammaturgia, Gertrude (5/15 marzo), di Annalisa De Simone, una produzione Teatro di Roma, con la regia sfumata di Mario Scandale e l’interpretazione di Mascia Musy, che illumina le ambiguità della madre di Amleto in un delicato equilibrio tra controllo e abbandono emotivo.

Ancora una produzione Teatro di Roma, Le notti bianche (21 maggio/7 giugno), con la visione onirica e delicata di Lucia Rocco, prosegue questa indagine sulle sfumature dell’animo, immergendo il pubblico nelle atmosfere sospese e malinconiche del racconto di Dostoevskij, per entrare nelle intime pieghe dell’amore, dell’illusione e della solitudine.

L’impegno produttivo al sostegno della creatività e delle espressività dei giovani talenti si esprime con La lezione di Falstaff (18/30 novembre), una riscrittura shakespeariana di Matilde D’Accardi, nata e costruita all’interno del Corso di perfezionamento del TdR, e diretta da Tommaso Capodanno, per indagare il rapporto sul potere di Millennials e Gen Z attraverso la finzione, lo scherzo e la confessione, ispirandosi al percorso di formazione politica di Hal nell’Enrico IV.

Ospitalità: ritratti femminili e riflessioni sulla società

La programmazione prosegue con lo sguardo femminista di Luisa Merloni che indaga la seconda parte della vita di una donna con l’assolo Anzian prodige (4/7 dicembre), attraverso un “manifesto” teatrale rivendicando una rinnovata energia antagonista e la conquista di nuovi spazi di potere. Un’altra figura femminile intensa è quella di Ismene (18/21 dicembre) proposta da Elena Arvigo, su testo di Ghiannis Ritsos, secondo una prospettiva inedita che le restituisce dignità di fronte al potere maschile. Il tema della maternità e della forza silenziosa di una donna è al centro di In nome della madre (8/11 gennaio) di Erri De Luca, con la delicata interpretazione di Galatea Ranzi, al servizio di un monologo che offre una rilettura laica della storia di Maria. 

Figure controverse sono illuminate da intensi allestimenti: Margherita Sarfatti rivive in Sarfatti (15/18 gennaio) di Angela Dematté, con la regia di Andrea Chiodi e l’interpretazione di Claudia Coli, un monologo sul caleidoscopio di ambizioni, contraddizioni e dolori di una donna che contribuì alla costruzione del mito mussoliniano; un’altra figura femminile dirompente è quella della giornalista Oriana Fallaci, protagonista insieme al rivoluzionario Alekos Panagulis, di Nella lingua e nella spada (22/25 gennaio), restituito dall’evocativa tessitura scenica di Elena Bucci. Il teatro si fa anche spazio di riflessione sulle relazioni umane e sulla memoria con Per sempre (19/22 febbraio) di Alessandro Bandini, che esplora la struggente storia d’amore tra Giovanni Testori e Alain Toubas attraverso una corrispondenza inedita. Il talento e la lotta di un’artista marginalizzata dalla storia dell’arte rivivono ne L’estasi della lotta (16/19 aprile), un progetto di Carlotta Viscovo come omaggio alla scultrice Camille Claudel per esplorare il rapporto tra corpo, arte e protesta. La forza morale è celebrata in Palma Bucarelli (26/29 marzo) di Cinzia Spanò, che ripercorre il coraggio della soprintendente alle belle arti che, durante la Seconda guerra mondiale, mise in salvo le opere della Galleria d’Arte Moderna.

A completare questo mosaico di narrazioni, il già citato progetto Le verità sospese (24 novembre/1 e 15 dicembre), che trasforma il palco di Torlonia in una sorta di “tribuna” pubblica, e il YORICK FESTIVAL! (7/17 febbraio), secondo la visione di Leonardo Petrillo, dedicato al “buffone” shakespeariano, un’iniziativa che celebrando il rovesciamento carnevalesco propone un programma di eventi artistici, tra cui Casanova ½ (12/15 febbraio), spettacolo dello stesso Petrillo.

Un palcoscenico per le Nuove Generazioni: formazione e impegno

Il Teatro di Roma rinnova il suo impegno verso le nuove generazioni, dedicando loro una ricca Stagione sui palcoscenici del Teatro Torlonia e del Teatro India. Una vera e propria Stagione pensata per ogni età, con l’obiettivo di nutrire la curiosità e stimolare l’immaginazione attraverso i linguaggi multidisciplinari di un’offerta ampia e poliforme, spaziando dal racconto evocativo alla danza interattiva, dall’installazione fiabesca alla riflessione sul mondo interiore. L’offerta si nutre anche della VI edizione del Festival CONTEMPORANEO FUTURO, a cura di Fabrizio Pallara, unica vetrina all’interno di un Teatro Nazionale, che propone opere inedite e di ricerca, valorizzando l’esperienza intergenerazionale e approfondendo lo sguardo sull’infanzia nella sua complessità per riflettere sul presente e immaginare il futuro.

Torlonia: storie di crescita, trasformazione e memoria

A Torlonia, il viaggio inizia con Mio nonno e il mulo (4/5 ottobre), uno spettacolo di Principio Attivo Teatro, scritto e interpretato da Giuseppe Semeraro che, ispirandosi al racconto La strada di Vasilij Grossman, conduce gli spettatori in un commovente canto d’amore universale contro l’orrore della guerra. La meraviglia della trasformazione prende vita con Tutto cambia! (11/12 ottobre) di Teatro Gioco Vita, con la regia di Marco Ferro, dove miti e scienza si intrecciano in tre piccole storie che svelano la danza del divenire per dimostrare la costante metamorfosi della vita. L’incontro con l’altro e la magia dell’interazione si manifestano in Playjam (8/9 novembre) di ABC – Allegra Brigata Cinematica, un invito per grandi e piccini a immergersi in una performance interattiva di danza e musica. Il confine tra realtà e immaginazione si fa labile con Lucy/gli orsi di teatrodelleapparizioni, (13/14 dicembre), con la regia di Fabrizio Pallara, una fiaba contemporanea che ci conduce nell’universo segreto di una ragazzina capace di vedere creature invisibili, metafora della capacità di trasformare il dolore in relazione. La memoria e l’importanza dei ricordi sono al centro de L’elefante smemorato e la papera ficcanaso (27/28 dicembre) della compagnia Burambò, portando in scena un racconto di Daria Paoletta e Raffaele Scarimboli su un vecchio elefante che dimentica i brutti ricordi e una papera curiosa he lo aiuta a riscoprire il mondo e il valore dei ricordi. Once upon a time. Museo della fiaba (21/22 marzo) è l’installazione-spettacolo di Emanuela Dall’Aglio, che trasforma il teatro in un insolito museo interattivo, dove i reperti delle fiabe prendono vita, offrendo ai giovani spettatori un’esperienza concreta in cui poter toccare l’essenza delle storie. L’albero dei bottoni (21/22 marzo) di Teatrodistinto, con l’ideazione e regia di Daniel Gol, ci conduce in un viaggio emotivo tra generazioni, dove le anime di anziani e bambini si incontrano nel desiderio di superare la solitudine. Miss Lala al Circo Fernando/In a room (9/10 maggio) di Chiara Frigo e Marigia Maggipinto (storica interprete di Pina Bausch) offre un’esperienza intima che rievoca la storia di un’artista circense attraverso la danza e la memoria.

India: storie intime e riflessioni sul mondo

Al Teatro India, il racconto si fa più intimo e riflessivo. Si inizia con Marmocchio – una specie di Pinocchio di marmo (21/22 febbraio) dei Sacchi di Sabbia, un radiodramma animato per tutte le età, un Pinocchio di marmo “duro e cattivo” che rivisita un classico con un tocco surreale e sonoro. Link di ABC – Allegra Brigata Cinematica (7/8 marzo) di ABC – Allegra Brigata Cinematica propone uno spettacolo di teatro-danza per bambini dai 5 anni e famiglie, con coreografia e danza di Serena Marossi e Alessandro Nosotti, esplorando attraverso la danza delicata il bisogno di contatto, la scoperta di sé nel rapporto con l’altro, il legame e la distanza. Écoute pour voir (7/8 marzo) di Chiara Frigo/Zebra Cultural Zoo offre un’esperienza artistica che unisce performer e spettatori attraverso la condivisione di una canzone tramite iPod e cuffie, creando incontri singolari (con la partecipazione di giovani performer, tra cui talenti del Teatro di Roma) per un dialogo intimo nel linguaggio universale della musica e del movimento. Infine, Per Atena! (16/17 maggio) della Compagnia Le Scimmie, con la regia di Carlo Geltrude, affronta con un linguaggio teatrale diretto il complesso tema della guerra e della sua spiegazione alle nuove generazioni, attraverso la storia di Epeo e Sinone nella costruzione del cavallo di Troia, interrogandosi sul valore della vita e della terra.

Il Laboratorio Piero Gabrielli: inclusione, formazione e nuove produzioni

Il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, con oltre venticinque anni di attività e coordinato da Roberto Gandini, è uno spazio artistico e culturale dedicato all’integrazione di ragazzi con e senza disabilità. Per la stagione 2025/2026, le attività si concentreranno sul tema de La fine dei giochi, esplorando il rapporto con le esperienze che iniziano e finiscono nella vita. Da ottobre a dicembre 2025, il Laboratorio organizzerà 80 laboratori teatrali (per un totale di 460 incontri) in 20 istituti scolastici di Roma, coinvolgendo 1.600 ragazzi e ragazze e 240 docenti, con il supporto di un ampio team di professionisti. Verrà inoltre offerto un corso propedeutico per docenti e artisti.

Le produzioni della Piccola Compagnia in scena al Teatro Elsa Morante prevedono il debutto di Ending (15/16 luglio e 6/14 novembre), una nuova creazione di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti, che indaga il modo in cui cinque personaggi affrontano il distacco da un passato che non riescono a lasciarsi alle spalle, un’occasione per riflettere sui passaggi fondamentali della vita. Inoltre, ritornano Storie di Natale (dicembre), un carosello di racconti di Gianni Rodari, Bernard Friot, Andrea Valente e lo stesso Gandini dalle atmosfere natalizie.

Argentina: fiabe di famiglia in scena

La Principessa Cincillà e la torta di compleanno si presenta al pubblico dei più piccoli come spettacolo di narrazione animata, basato sulle fiabe di famiglia raccolte da Alessandro Portelli (dal titolo La Principessa Cincillà e altre fiabe di famiglia, Donzelli ed.). Utilizzando le tecniche di teatro di figura, lettura ad alta voce e rivisitando l’antica arte giapponese del kamishibai, una forma di narrazione di carta contraddistinta da un narratore, che si spostava da un villaggio all’altro con il suo teatrino/butai, offre un viaggio divertente e toccante. Ideato da Sabina de Tommasi e diretto da Elisabetta Gustini, con Chiara Lombardo, è adatto a spettatori di ogni età, dai 4 ai 100 anni.

Fondazione Teatro di Roma
Teatro Argentina Largo di Torre Argentina, 52 – 00186 Roma
www.teatrodiroma.net

Finale World Dance Championship 2026