VIDEOBOX 2026 è il festival internazionale di screendance promosso da Hangartfest a Pesaro, in programma con un’anteprima dal 15 al 20 giugno e con il festival dal 23 al 28 giugno.
Prende il via a Pesaro la sesta edizione di VIDEOBOX, il festival internazionale dedicato alla screendance, ai nuovi media e alle pratiche artistiche contemporanee promosso da Hangartfest, patrocinato dal Comune di Pesaro e curato da Paolo Paggi.
Il progetto esplora il rapporto tra corpo, immagine e tecnologia, mettendo al centro linguaggi performativi, visioni digitali, realtà virtuale, motion capture e nuove forme di relazione tra danza e audiovisivo.
La nuova edizione di VIDEOBOX 2026 sarà anticipata da un programma speciale all’interno della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, nell’ambito di DANCE ON SCREEN, la sezione dedicata alla videodanza.
Dal 15 al 20 giugno, alla Maddalena Centro Arti Performative, il pubblico potrà avvicinarsi ai temi del festival attraverso proiezioni, esperienze immersive e appuntamenti dedicati alla relazione tra danza, cinema e nuove tecnologie.
Mercoledì 17 giugno alle ore 17:15 saranno proiettate le opere finaliste di Interfaccia Digitale, il premio internazionale di videodanza promosso da Hangartfest.
I lavori selezionati offriranno uno sguardo sulle tendenze più recenti della screendance nel panorama internazionale, anticipando alcuni dei percorsi di ricerca che attraverseranno il festival.
L’anteprima proseguirà giovedì 18 giugno alle ore 21:30 con COSMOGONY, performance digitale live della Cie Gilles Jobin.
Coreografo, danzatore e filmmaker svizzero, Gilles Jobin è tra i protagonisti della ricerca internazionale sulle applicazioni delle tecnologie digitali alla danza contemporanea.
In COSMOGONY, i movimenti dei danzatori vengono catturati in tempo reale nello studio della compagnia a Ginevra, trasmessi a Pesaro e restituiti al pubblico sotto forma di avatar. Una performance che mette in dialogo danza e motion capture, corpo fisico e presenza digitale.
Al termine della performance è previsto un talk con l’artista.
Dal 15 al 20 giugno, in collaborazione con CTE Square, sarà attivo anche un VR Corner dedicato alle esperienze immersive in realtà virtuale, realtà aumentata e video a 360°.
Una selezione di opere in concorso e fuori concorso offrirà al pubblico nuove prospettive sul rapporto tra corpo, immagine e spazio digitale.
Dopo l’anteprima, VIDEOBOX 2026 entrerà nel vivo dal 23 al 28 giugno, con un programma dedicato alle opere in VR, a nuovi approfondimenti su Gilles Jobin e al percorso di Interfaccia Digitale.
Durante il festival saranno presentati gli showcase dei video semifinalisti in concorso, fino alla giornata conclusiva del 28 giugno, quando sarà proclamata l’opera vincitrice e saranno assegnate le menzioni speciali.
Tra i riconoscimenti figurano la Menzione degli studenti, la Menzione del pubblico e la nuova Menzione speciale Vittoria Toschi Mosca, assegnata in collaborazione con Percorso Donna.
Accanto al concorso, il programma di VIDEOBOX sarà arricchito da incontri e attività dedicate al pubblico, agli artisti e alle nuove generazioni.
Tra gli appuntamenti figurano CHIPTALK, dedicato al tema dell’identità nell’era digitale, e GAZE LAB, laboratorio sullo sguardo nell’ambito del percorso di sensibilizzazione del pubblico Territori dello Sguardo, con uno speciale focus su videoarte e linguaggio cinematografico.
In programma anche REM26, laboratorio audiovisivo sulla danza e sullo spazio scenico curato da Giulia Roversi, coreografa, performer, videomaker e ricercatrice all’Università di Torino sulle nuove tecnologie.
Il progetto coinvolgerà videomaker, danzatori, performer e studenti del territorio, con la partecipazione degli studenti del Liceo Coreutico G. Marconi di Pesaro, e si concluderà con una restituzione pubblica.
VIDEOBOX 2026 conferma Pesaro come luogo di incontro tra danza, cinema, tecnologia e ricerca performativa.
Attraverso proiezioni, performance digitali, esperienze immersive e laboratori, il festival propone una riflessione sul presente e sulle trasformazioni del corpo nell’immagine contemporanea, aprendo nuove traiettorie tra scena, schermo e spazio digitale.