Ventisei appuntamenti in poco più di due settimane, undici tra debutti e prime italiane e sei luoghi coinvolti tra Pesaro e il suo entroterra. Sono i numeri della XXIII edizione di Hangartfest, conclusasi domenica 20 settembre 2026 con il tutto esaurito per PNEU, spettacolo del coreografo ceco Viktor Černický.
Dal 4 al 20 settembre il festival ha costruito un itinerario dedicato alla danza contemporanea nel quale spettacoli, nuove creazioni, residenze artistiche e momenti di confronto hanno avvicinato il pubblico a linguaggi ed esperienze differenti. La risposta degli spettatori, costante durante l’intera manifestazione, conferma il radicamento raggiunto dall’iniziativa nel territorio e la sua capacità di intercettare pubblici diversi.
Uno degli elementi distintivi dell’edizione 2026 è stato il rapporto instaurato tra le opere e gli spazi che le hanno accolte. Il festival non ha utilizzato i luoghi come semplici contenitori, ma li ha trasformati in componenti attive delle performance.
Alla Maddalena – Centro Arti Performative, sede principale di Hangartfest, la dimensione raccolta dell’ex edificio religioso ha ridotto la distanza fra scena e platea. A Spazio TORRSO il pubblico è stato invece invitato a entrare nel dispositivo performativo e a muoversi al suo interno, modificando continuamente il proprio punto di osservazione.
Villa Imperiale ha offerto alle creazioni site-specific la possibilità di confrontarsi con la sua architettura rinascimentale, attraverso giochi di luce, ombre e prospettive. Il percorso si è esteso anche a Monte Illuminato di Lunano, dove danza, paesaggio e microarchitettura si sono incontrati nell’ambito della collaborazione con il Fe.M – Festival di Microarchitettura.
«Ci interessa un pubblico che non resti semplicemente davanti allo spettacolo, ma che possa entrarci, abitarlo, sentirlo», ha spiegato il direttore artistico Antonio Cioffi. Cambiare spazio, distanza e prospettiva diventa così un modo per costruire una relazione più diretta con il lavoro artistico.
Il cartellone ha accolto artisti italiani e internazionali, restituendo un’immagine della danza contemporanea aperta alla contaminazione. Il movimento ha dialogato con il teatro, il cinema, la musica dal vivo, le arti visive e la tecnologia, passando da esperienze intime e ravvicinate a produzioni di più ampio impatto scenico.
Tra gli appuntamenti rappresentativi di questa ricerca figura STRINGS, presentato l’11 settembre alla Maddalena. Il lavoro ha messo in relazione il corpo della danzatrice Ilenia Romano e il contrabbasso di Giacomo Piermatti sulle note di Voyage that never ends di Stefano Scodanibbio. La struttura coreografica, definita ma ricreata nell’istante, ha trasformato suono e gesto in un’esperienza sensoriale condivisa.
La chiusura è stata affidata a PNEU di Viktor Černický. Il tutto esaurito registrato per lo spettacolo ha suggellato un’edizione caratterizzata da una partecipazione continua e da una crescente curiosità nei confronti della ricerca coreografica.
Gli incontri al termine delle rappresentazioni hanno prolungato l’esperienza scenica, offrendo agli spettatori occasioni di confronto con artisti e operatori. I post-show talk non hanno cercato di imporre un’unica interpretazione delle opere, ma hanno fornito strumenti per attraversarle, comprenderne i processi e formulare nuove domande.
Questa dimensione partecipativa ha reso il pubblico una componente centrale del progetto. La fruizione non si è esaurita nel tempo dello spettacolo, ma è proseguita nelle conversazioni e nello scambio di impressioni, consolidando la relazione fra festival, artisti e comunità.
Hangartfest ha confermato anche il proprio impegno nei confronti delle nuove generazioni e della produzione contemporanea. Le residenze artistiche e le coproduzioni hanno accompagnato diversi lavori verso il debutto, offrendo tempo, spazio e sostegno ai processi creativi.
In questa prospettiva il festival agisce non soltanto come luogo di programmazione, ma anche come piattaforma di ricerca e sviluppo. La possibilità di seguire un progetto durante la sua costruzione consente infatti di creare continuità fra formazione, sperimentazione e incontro con il pubblico.
Archiviata la XXIII edizione, la direzione artistica guarda già al prossimo appuntamento. L’obiettivo dichiarato è continuare a sorprendere, evitando di limitarsi alla conferma di formule già sperimentate e mantenendo aperto il confronto con territori, linguaggi e forme ancora da esplorare.
Il bilancio del 2026 consegna dunque l’immagine di un festival sempre più diffuso e partecipato, capace di mettere in relazione la creazione contemporanea con l’architettura, il paesaggio e la comunità. Un percorso nel quale la danza diventa uno strumento per cambiare prospettiva e immaginare scenari nuovi.