Danza e Carcere – Carmen Castiello

Danza e Carcere – Carmen Castiello

Danza e Carcere

La danza nella vita della detenzione si fa portatrice di un’idea di percezione condivisa, dove non c’è imposizione ma partecipazione che fa emergere uno stesso modo di sentire… di risentire sentimenti ed emozioni dimenticate. Questo è il lungo incipit di Carmen Castiello, coreografa e direttrice artistica del Balletto di Benevento, già promotrice di spettacoli nella meravigliosa cornice dell’Anfiteatro romano della città sannita ma che, stavolta, sposta il suo baricentro emozionale nella casa circondariale femminile della sua stessa città.

In un’esperienza vissuta un trimestre intero con sei detenute in un percorso di recupero attraverso la danza che ha superato ogni più rosea aspettativa. Riportiamo sulle nostre pagine un diario della coreografa che ha voluto condividere con i lettori di Danzapp un’esperienza davvero unica: attraversavo ogni volta molte porte prima di arrivare, accompagnata dai suoni freddi e metallici di grandi chiavi. L’ingresso che mi accoglieva era quello di una comunità con una parvenza di realtà domestica e continuando a percorrere il lungo corridoio, intriso di profumo di cibo e di caldo che veniva dalla cucina, si arrivava in una sala che somigliava ad un laboratorio. E’ lì che si poteva comunicare, apprendere e relazionarsi durante le attività: lavori esposti in un piccolo sistema sartoriale con manichini, pezzi di stoffa, penne, matite, pennelli e persino un metronomo…..e poi l’incontro con Antonella, Patrizia, Ines, Marianna, Marinella e Lina con una profonda commozione dopo l’ansia dell’attesa.

Danza e Carcere - Carmen Castiello

L’incontro è stato con i loro occhi, occhi profondi e sguardi segnati dal dolore. Il volto scavato dal tempo, un tempo dilatato senza limiti! L’attività corporea nella detenzione può essere un canale di comunicazione e può diventare sostegno dello stato fisico, mezzo di lavoro introspettivo: il corpo diventa una mediazione tra il sé e prendere coscienza di esistere attraverso la comunicazione silenziosa che permette un sano recupero del rapporto con il proprio corpo.

Lo spazio dove si svolgevano le attività era piccolo ma con grandi finestre dove la luce e la visione del cielo rendevano il lavoro più leggero e piacevole. Nei nostri incontri nel loro raccontarsi, affiorava continuamente la paura di dimenticare il volto dei propri cari, il mare, il vento e gli odori della vita. Così attraverso i suoni  cercavamo suggestioni ed alla sofferenza seguivano abbracci e condivisioni, momenti di dolore e felicità. Leggere tutti insieme a distanza questo diario ci consente di rivivere emozioni che altrimenti non avremmo mai potuto neanche immaginare. Carmen Castiello è l’unica ad aver varcato quelle cancellate, entrare nel cuore del carcere femminile di Benevento, vivere la “loro” esperienza e raccontarcela a cuore aperto: Iniziavamo a lavorare solo sull’ascolto della musica, poi dei rumori e suoni “dimenticati” come il mare ed il vento, i ricordi e la malinconia, un percorso attraverso il quale svanivano i nostri confini per dare spazio ad un viaggio in cui affiorava la paura di dimenticare la vita ed essere dimenticate. La paura di dimenticare ed essere dimenticate mi lasciava una profonda angoscia! Lo spazio della reclusione, del castigo e della riflessione, uno spazio ristretto nella possibilità di svolgere esperienze, dove la percezione del tempo si estende a tal punto da non coincidere più con il tempo reale.

Danza e Carcere - Carmen Castiello

L’esperienza della danza attraverso il laboratorio del movimento e della musica dava loro immediatamente la possibilità di appropriarsi di uno spazio interiore e di liberarsi, approdando ad una sensazione di libertà. Dopo un mese circa di laboratorio interpretavano i loro gesti con molta consapevolezza e cominciammo a raccogliere idee, impressioni e sensazioni per un racconto coreografico che partiva dalle loro scritture di fine laboratorio. Racconti che parlavano di separazioni da figli, amori e famiglie in un passato che si fondeva al presente. E la paura del futuro che era, in realtà, la paura di non avere un futuro! Lavorammo intensamente ed ininterrottamente, sostenute dalla presenza delle quattro danzatrici volontarie della Compagnia Balletto di Benevento Odette e Giselle Marucci, Ilaria Mandato e Lucrezia Delli Veneri. I loro movimenti si amalgamavano e diventavano un corpo solo per la loro capacità di mettersi in gioco, di comprendersi grazie alla musica dell’Orchestra cosicché i loro volti diventavano più distesi, sembravano riappropriarsi della propria femminilità. “Oblivion” era il titolo della performance, titolo introspettivo e struggente che si riallacciava al concetto della paura di dimenticare ed essere dimenticati da chi e da dove eravamo partite. Un pensiero triste che si trasforma in danza: riuscire a fondere un sentimento profondo, dolce e triste con l’istintualità della danza per potersi ritrovare.

Dopo circa tre mesi dall’inizio del nostro lavoro, abbiamo portato in scena la nostra esperienza in occasione di una grande manifestazione organizzata dalla Questura di Benevento, nell’Auditorium Sant’Agostino con la presenza dell’Orchestra. È proprio in questa fase che si sono raccolte le forze della Questura di Benevento e di Tersicore per il bene dell’anima e della scena, un gioco delle parti che stavolta ha offerto il proprio contributo al benessere di donne più sfortunate d’altre.

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