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Borderline Danza al Museo Nazionale di Pontecagnano: venerdì 25 l’unica testimonianza di danza contemporanea all’interno della rassegna Ferite

Borderline Danza al Museo Nazionale di Pontecagnano: venerdì 25 l’unica testimonianza di danza contemporanea all’interno della rassegna Ferite

Nell’ambito dell’iniziativa Ferite venerdì 25 novembre l’ensemble indaga sugli stereotipi maschili e femminili 

In scena Pink or blue nel tentativo di abbattere il muro immaginario

Di ritorno da una strepitosa mini tournée all’estero e reduce dal grande successo a Linea d’Ombra, Borderline Danza, compagnia tra le più in vista nel panorama campano, si esibisce a Pontecagnano nell’ambito di Ferite, la rassegna di eventi artistici e culturali al MAP, Museo Archeologico Nazionale, promossa dal Comune di Pontecagnano Faiano, dedicata al tema della violenza sulle donne.

Solo Pink or Blue

Solo Pink or Blue

Venerdì 25 novembre alle 19, l’ensemble si inserisce all’interno del vasto cartellone con “Pink or blue”, l’unica testimonianza di danza contemporanea in scaletta. 

Pink or blue è il titolo/contenitore di un lavoro coreografico collegato a Woman Made, progetto internazionale (finanziato dal MiC) dedicato all’indagine degli stereotipi maschili e femminili che, in costante trasformazione, definiscono il sistema di valori delle abitudini sociali. Blu o rosa: «Pagliaccetto con i robot per i Blu, pagliaccetto senza i robot per i Rosa… Si dice a Blu di essere virile, a Rosa di truccarsi; a Blu di mantenersi forte, a Rosa di restare giovane. A Blu si chiede di diventare ricco, a Rosa di fare figli…I bambini nascono in carne nuda», si legge nella poesia della poetessa Hollie Mc Nish, versi ai quali il coreografo si ispira per affrontare il tema con lucidità e ambiguità, attraversando significati e sensazioni e cercando di mettere in discussione ciò che si prova e le certezze di chi osserva.

«Stereotipi: luoghi comuni all’interno di un contesto socio-culturale che, troppo spesso, contribuiscono ad alimentare un fenomeno complesso come la violenza di genere. Grazie al sound designer Alessandro Capasso, il nostro desiderio è quello di abbattere il muro immaginario», spiega Malangone, che non a caso ha scelto questo solo che perfettamente si intreccia con le tematiche trattate all’interno di Ferite.

L’ingresso è libero.

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