Diafanie è un atlante di riflessioni legate alla corporeità che Orbita costruisce ogni mese con coloro che ne attraversano la scena. Una serie di appunti, senza pretesa di organicità e compiutezza, che tentano di complicare i discorsi per tratteggiare un manifesto utopico sul corpo di domani, una mappa di rifrazioni e riverberi relativi a cosa graviti oggi attorno alla parola “corpo”, di quali corpi abbiamo bisogno in scena e quali storture o semplificazioni non è più possibile accettare.
Il secondo numero del 2026 si apre con le conversazioni degli artisti e delle artiste in scena a Febbraio nell’ambito della stagione danza SCINTILLE. La parte è il tutto: Silvia Gribaudi & Marta Dalla Via, Charlie Khalil Prince, Raffaella Giordano & Stefania Tansini.
Qual è nel panorama storico-politico culturale odierno la scintilla di cui avremmo bisogno secondo voi e come la collettività può farsene carico?
Silvia Gribaudi: La scintilla oggi è per me la possibilità di riconoscere che siamo interdipendenti. La collettività può portarla avanti creando alleanze, non schieramenti. Penso che oggi avremmo bisogno di una scintilla di ascolto: un gesto semplice ma rivoluzionario che ci riporti al corpo altrui, alle sue fragilità e alla sua forza.
Marta Dalla Via: Per accendere una scintilla basta fare un atto di attenzione e accorgersi che l’altro esiste. Questa azione, semplice e presente da sempre nell’animo umano è, in questo momento storico, quasi impossibile. Impossibile perché disturbata e soffocata dal suo atto contrario cioè “gli altri si devono accorgere di me”. Invertire questo stato di cose può creare un attrito generativo.
Qual è nel panorama storico-politico culturale odierno la scintilla di cui avremmo bisogno secondo te e come la collettività può farsene carico?
Charlie Khalil Prince: Una scintilla è il risultato dell’attrito tra due oggetti che si incontrano con l’intenzione di trasformarsi. Una scintilla non è mai delicata. Nasce dalla resistenza, da due superfici che rifiutano di rimanere lisce. Il momento dell’accensione diventa un momento di rischio.
Oggi la scintilla di cui abbiamo bisogno è il coraggio di rimanere nell’attrito. Viviamo in un’epoca che ci chiede di scegliere da che parte stare, di semplificare, di silenziare le complessità delle nostre storie. Il silenzio diventa confortevole e dimentichiamo che la trasformazione richiede calore, o meglio un incontro: tra chi ha il coraggio di parlare e chi ha il coraggio di ascoltare.
Qual è nel panorama storico-politico culturale odierno la scintilla di cui avremmo bisogno secondo voi e come la collettività può farsene carico?
Raffaella Giordano: Scintilla è porzione minuscola di intensissimo bagliore. Auspico che possa essere quel minuscolo spazio di bene perenne generato da tutti sempre e ovunque, in ogni ambito anche il più inutile e fuori contesto.
Stefania Tansini: Quello che percepisco è il desiderio di riaccendere una prospettiva di collaborazioni in cui il desiderio di fare insieme sia possibile e a favore di quello spazio vuoto che sta tra di noi, di un fare artistico che non cerchi solo di sopravvivere, ma che possa essere lente primaria dalla quale osservare e costruire le relazioni.
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